Racconto

Un altro sì importante

Il giuramento in Comune, vestita di bianco e con un mazzo di girasoli in mano. Da mezzanotte sono ufficialmente cittadina italiana — dopo essere arrivata qui a vent'anni, con una valigia e poche parole di italiano.

24 settembre 2026 · Valentina Morarasu

Ci sono dei sì che ti cambiano la vita. Ne ho detto uno il giorno del mio matrimonio. E oggi, in Comune, ne ho detto un altro.

Valentina Morarasu in abito bianco davanti al Comune, con un mazzo di girasoli e le bandiere italiana ed europea sulla facciata

Mi sono presentata vestita di bianco, con i girasoli in mano. Quasi una sposina, mi hanno detto. E in effetti un po’ la sensazione era quella.

Cinque righe, e vent’anni dietro

Il giuramento dura pochissimo. Ti alzi, leggi una formula, firmi. In tutto saranno stati due minuti.

Ma mentre leggevo pensavo a quanta strada c’è dietro quelle cinque righe.

Valentina Morarasu nella sala consiliare del Comune, con le bandiere italiana ed europea accanto al tavolo del consiglio

Sono partita da un piccolo villaggio della Moldavia, da una famiglia contadina. Sono arrivata in Italia a vent’anni con una valigia e pochissime parole di italiano. Non conoscevo nessuno, non sapevo come si faceva una telefonata a un ufficio, non capivo metà di quello che mi dicevano.

Da lì a leggere una formula di giuramento in un municipio italiano, come italiana, c’è in mezzo una vita intera.

Perché “da mezzanotte”

Una cosa che ho scoperto solo adesso, e che quasi nessuno sa: il decreto che ti concede la cittadinanza arriva prima, anche mesi prima. Ma non basta.

È il giuramento che la rende effettiva — e diventa valida dal giorno successivo. Per questo ho scritto che da mezzanotte sarei stata ufficialmente italiana: non era una frase a effetto, era letteralmente così.

C’è qualcosa di bello in quel dettaglio burocratico. Ti danno una notte intera per abituarti all’idea.

Ritratto ravvicinato di Valentina Morarasu con il mazzo di girasoli, il campanile sullo sfondo

Cosa cambia, davvero

Sul piano pratico, poco: vivo qui da quando ne avevo venti, qui ho costruito le mie aziende, qui è nata mia figlia.

Sul resto, molto.

Per anni, quando mi chiedevano di dov’ero, la risposta era una spiegazione. Adesso è una parola sola. E non è che prima mi sentissi meno a casa — è che adesso c’è un documento che dice la stessa cosa che sento io.

Non ho smesso di essere moldava. Ho finito di essere solo un’ospite.

Le mie radici le custodisco con affetto, e non le rinnego per niente al mondo. Ma questo paese mi ha dato la possibilità di costruire tutto quello che ho, e oggi mi ha detto di sì.

A chi sta ancora aspettando

So che molte di voi stanno facendo la stessa trafila. Le pratiche, i documenti, i mesi che passano e la sensazione che non arrivi mai niente.

Arriva.

Non nei tempi che vorresti, quasi mai. Ma arriva. E quando arriva ti accorgi che non stavi aspettando un documento: stavi aspettando che qualcuno mettesse nero su bianco una cosa che tu sapevi già.

Se vuoi sapere com’è cominciata, l’ho raccontato in Dalla Moldavia all’Italia, con una valigia di sogni.

Grazie Italia. 🇮🇹

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